Il genere horror

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18 dicembre 2016 di donablogger

Hai sonno e non sai come fare a svegliarti un po’, insomma non sai come darti una bella scossa? Allora leggi i nostri racconti horror!

La letteratura horror è il genere narrativo che nasce dall’intreccio del soprannaturale con la realtà quotidiana e suscita nel lettore sentimenti come terrore e ansia. Nata nel diciottesimo secolo ha conosciuto una fortuna sempre maggiore diffondendosi oltre che in letteratura, nel fumetto e nel cinema. Questo genere è ambientato in luoghi spesso bui, desolati e silenziosi, sconosciuti e misteriosi che creano la formula migliore per incutere paura, insinuare dubbi e suscitare un senso di attesa e di ansia nel lettore. Le scene tipiche di paura sono descritte nelle ore notturne e i personaggi che popolano l’horror sono creature morte o viventi, esseri spaventosi, mossi da insopprimibili istinti cannibaleschi. In questo genere di narrativa spesso compaiono anche personaggi mostruosi di ogni genere e forma.

Dopo aver affrontato in classe l’argomento e dopo aver deciso di inventare noi dei testi horror, ecco il risultato. Speriamo vi piaccia, BUONA LETTURA, ma soprattutto BUON TERRORE!

 

5

INCONTRI

Era notte fonda. Stava per arrivare un forte temporale e Paolo, un ragazzo alto, con i capelli castani e gli occhi azzurri, stava tornando a casa da una cena con gli amici. Un po’ impaurito dal forte vento iniziò a velocizzare il passo e, ad un tratto, cadde per terra e perse i sensi.

Dopo circa 30 minuti si svegliò ignaro di quel che gli era successo, accese subito il telefono per chiamare i suoi genitori per far loro sapere cosa gli era successo, quando all’improvviso si accorse che non si trovava nella stessa via di quando era svenuto, ma in un bosco.

Paolo era spaventato, come aveva fatto ad arrivare in quel bosco? Chi o che cosa l’ha portato lì? Era solo? Si chiese.

Quando si alzò si accorse di un’ombra che si nascondeva tra i rami degli alberi: “Chi c’è?” chiese il ragazzo con una voce tremante dalla paura e per il freddo, però non gli venne data nessuna risposta.

Ad un tratto Paolo si voltò e si trovò di fronte una ragazza bionda, con gli occhi azzurri e un viso di una rosa molto pallido, quasi bianco; all’iniziò Paolo si spaventò, però successivamente la ragazza gli chiese “Cosa fai qui tutto solo nel bosco?”

Non lo so nemmeno io, ho perso i sensi e quando mi sono svegliato ero qui” rispose lui

Vuoi venire a casa mia a bere un po’ di tè caldo? Comunque io sono Anna” disse.

Ok volentieri Anna! Io mi chiamo Paolo” rispose

Allora i due si incamminarono verso la casa di Anna, che si trovava a pochi metri di distanza.

Appena arrivarono a casa, c’era un grande tavolo pieno di cose da mangiare che li aspettava

Ciao sono Ingrid” disse una donna dall’aria un po’ strana e terrificante

Ciao” disse Paolo perplesso.

I tre iniziarono a mangiare, quando Paolo bevve un sorso di tè caldo, Ingrid e Anna iniziarono a ridere senza smettere, il ragazzo si accorse che la loro non era una risata normale, ma una risata maligna, come se gli avessero fatto qualcosa di male e infatti era così e ad un tratto Paolo si alzò in piedi mentre stava varcando la soglia della porta svenne e cadde in un sonno da cui non si sarebbe mai più svegliato.

Rebecca  Lazzari

3

OCCHIO A NON PESTARE LE TOMBE!

Era una sera buia e fredda di dicembre. Un gruppo di amici aveva appena finito di farsi uno spuntino alla piadineria del paese e ridevano allegramente. Fino a che uno di loro, Ian, accorgendosi che davanti a loro, dall’altro lato della rotonda fuori dalla piadineria c’è il cimitero, inizia a raccontare storie horror. Le ragazze erano quelle che si spaventavano di più durante i suoi racconti.

Decidono di passare davanti al cimitero e Ian dice: – Lo sapevate che non si può pestare una tomba dopo il tramonto? Se uno la pesta, il morto si attacca ai suoi piedi e lo tira dentro la tomba!

– Non è vero! – dice Larissa – Questa è una vecchia storia inutile! È un’antica superstizione.

– Se sei così coraggiosa – risponde Ian – perché allora non ce ne dai una prova? Se entri al cimitero e pesti una tomba ti do 100 euro!

Subito Larissa dice: – Non ho paura né delle tombe e né dei morti! Cosa vuoi che facciano? Ma smettila!

Ian allora le lanciò una sfida: – Larissa, se sei così coraggiosa tieni, ti do un coltello. Entra nel cimitero, ficca il coltello su una delle tombe se hai tutto questo coraggio, così noi avremo la prova che ci sei stata davvero.

Senza pensarci neanche un minuto, Larissa prese il coltello e camminò verso il cancello del cimitero, mentre i suoi amici, compreso Ian, la guardavano da fuori. Larissa scavalcò il cancello ed entrò: tutto era buio, solo qualche lumino emetteva luci deboli, il silenzio era totale. Mentre camminava si sentivano solo i suoi passi sul terreno e la luce della luna formava ombre strane intorno a lei. Le sembrava che ci fossero mille occhi che la guardavano, il suo cuore batteva fortissimo, ma non poteva tornare indietro.

– Non c’è nulla da temere! – Larissa ripeteva dentro di sé cercando di calmarsi.

Allora scelse una tomba e la pestò, poi ficcò il coltello per terra e si girò per andare via, ma qualcosa la bloccò. Provò ancora una volta a muoversi e a camminare in avanti, ma non riuscì a muoversi e si lasciò prendere dal panico. Iniziò a gridare: – Qualcuno mi sta tirando! Aiuto! – E cadde a terra.

Visto che era ormai passata più di mezz’ora e Larissa non tornava, Ian e i suoi amici decisero di entrare nel cimitero per vedere cosa era successo. La trovarono morta sopra una tomba con una espressione di terrore stampata in faccia!

Clara Algisi Siquieira

6

UNA NOTTE MISTERIOSA

E’ un calmo pomeriggio d’estate e Marco è solo ragazzo che sta andando da Giorgio, un suo amico, per vedere un film. Andando verso casa di Giorgio vide un’ombra sospetta e decise di seguirla. Dopo poco si trovò in un vicolo cieco e sentì una voce dire: “Stanotte morirai!”.

Si risvegliò in strada che era già notte; tornando a casa continuava a cadere o inciampare. Quando arrivò a casa la porta era aperta e in casa non c’era nessuno. La luce non si accendeva e così prese una torcia e iniziò ad ispezionare, ma la luce era impazzita: si accendeva e si spegneva, il telefono continuava a squillare e Marco non sentiva più le gambe e le braccia, poi si svegliò nel suo letto…ed era mattino. “Drin drin”, il telefono squillava e Marco rispose.

Era Giorgio che aveva chiamato per sapere il motivo per il quale non era andato a casa sua.

Era stato solo un brutto sogno. Oppure no?
Mirko Muntoni

 

La casa abbandonata

E’ una magnifica serata, di quelle che nemmeno in piena estate trovi: il cielo è pieno di stelle e la luna è piena. Peccato che in una serata così bella non so cosa fare: decido di chiamare Luca.

“Ciao Luca,cosa possiamo fare?”

“Ah, ciao Emily, ti va bene se facciamo una passeggiata nel bosco?”

“Certo, ti aspetto a casa mia, ok?”

“Ok, arrivo subito.”

Riattacco il telefono e circa 5 minuti dopo Luca arriva. Non ho mai capito come faccia ad arrivare così velocemente dato che abita a circa tre isolati di distanza… scaccio il pensiero, saluto il mio migliore amico e parlando ci avviamo verso il bosco. Ci stiamo divertendo talmente tanto che, solo quando lui mi parla del suo nuovo orologio da muro, mi ricordo di controllare l’ora: sul quadrante leggo 23:47. Non ci posso credere: stiamo camminando da più di tre ore.

Cerco di dirlo anche a Luca, e quando capisce vedo che si volta e mi chiede se per caso so come tornare a casa. Io mi metto a fissarlo come fosse un mostro: sono sbiancata, non possiamo esserci persi, io conosco benissimo questo bosco. E invece è proprio cosi: ci siamo persi.

Io suggerisco di continuare a camminare perché so che da qualche parte ci deve essere una casa dove chiedere aiuto.

Quando troviamo la casa leggo sulla parete il civico numero 3, mi giro ad avvisare Luca che ho visto la casa , ma quando torno a guadare il punto in cui è scritto il numero civico vedo che non c’è più: all’inizio mi preoccupo, ma dopo penso che sia la stanchezza a giocarmi questi brutti scherzi.

Quando anche Luca arriva dove sono io entriamo dalla porta principale. La casa è sicuramente abbandonata, i muri sono quasi interamente coperti da ragnatele, dal soffitto penzolano delle erbacce e il tetto è cosi vecchio che piove all’interno.

Mi guardo attorno, e penso che se fosse in buone condizioni sarei potuta venire ad abitarci: è su due piani, anche se al piano superiore non ho ancora sbirciato, ha una cucina enorme, un salotto altrettanto grande e tante cose che vorrei avere nella casa in cui abiterò da grande, però al momento sto usando tantissima immaginazione, perche questa casa adesso come adesso sarebbe da demolire. Immersa nei miei pensieri mi volto e trovo Luca che fissa il muro impietrito, corro subito da lui e non posso fare a meno di assumere la sua stessa espressione terrorizzata.

Sul muro che prima era coperto da ragnatele è stato disegnato con della vernice color rosso scuro la scritta “NON SALITE LE SCALE”. Luca dice:”Io non mi faccio paura per delle sciocchezze così, ora andrò al piano superiore, non ti preoccupare Emily”. Vorrei dirgli di non andarci, ma chiunque conosce Luca sa che non mi ascolterà. Mi sto guardando ancora un po’ attorno quando sento un urlo di terrore, proveniente dal piano superiore. Corro più velocemente che posso su per le scale, e sono sicura che quel momento non lo dimenticherò mai, per tutta la mia vita: Luca è per terra, con un coltello nel petto e il suo sangue ricopre gran parte del pavimento. Vedo una scritta sul muro simile a quella di prima e capisco solo in quel momento che il colore rosso non è pittura bensì sangue: la scritta dice: “AVEVO DETTO DI NON SALIRE” e su da un’altra parete continua:” SEI SALITA ANCHE TU”. Prima che me ne accorga una figura inquietante e veloce mi ha dato già nove coltellate al petto.

Linda Fusini

Scary halloween vector with magical abbey. EPS 10 vector file included

La casa infestata

La famiglia White, composta da mamma Katie, papà Jason, e i quattro figli si trasferì in Texas per motivi di lavoro.

Il trasloco non fu facile perché John, Adrian e Alton i figli, non volevano andare via dalla loro città natale: i lori ricordi in quella città erano troppi e il fatto di dover allontanarsi dagli amici era un dolore forte da superare in un momento, ma sapevano che era per il loro bene e così accettarono la decisione dei genitori.

Arrivò il giorno della partenza e la famiglia, a malincuore, chiuse per l’ultima volta la vecchia casa.

Il viaggio durò varie ore e la sera finalmente arrivarono alla nuova casa.

Era una casa orribile tutta piena di crepe e molto antica, ma sapevano che finché non avessero trovato lavoro non si sarebbe potuto fare niente e così si adeguarono.

Mentre Katie preparava la cena, il resto della famiglia fece il giro della casa e i bambini iniziarono a cercare dei “posti segreti” dove nascondersi per quando giocavano a nascondino.

Sembrava non trovassero niente ma ad un certo punto si sentì un urlo e Adrian il figlio maggiore corse subito dal resto della famiglia e spiegò che stava spostando un mobile quando vide attraverso un buco nel pavimento un’ombra bianca che si muoveva svelta.

Nessuno credette a quelle parole ma quando si affacciarono al buco anche loro videro tutti la stessa cosa.

Evidentemente c’era qualche presenza in quella casa.

Una notte mentre tutti dormivano apparve ad Adrian la stessa sagoma bianca che aveva visto qualche giorno prima ma quando aprì gli occhi si accorse che… non era un sogno ma era tutto vero.

Quando iniziò ad urlare l’ombra scomparve e tutti i suoi familiari si precipitarono in camera sua a vedere cosa fosse successo e in quel preciso istante si ripresentò.

La famiglia rimase in silenzio nonostante la paura e dopo qualche minuto senza dire niente l’ombra se ne andò.

La famiglia non dormì e iniziarono a pensare che forse era meglio cambiare casa, ma decisero di restare.

Si accorsero che “l’anima” si faceva vedere solo di notte e di giorno faceva solo muovere gli oggetti, spaventandoli.

Qualche notte dopo, come ogni sera l’ombra si ripresentò ma questa volta quando Adrian si accorse era ormai troppo tardi perché aveva già ucciso John, e anche lui diventò uno spirito e non si ricordava più di nessuno della sua famiglia e quindi anche lui era pronto a uccidere.

Notte dopo notte le cose andarono peggiorando perché insieme allo spirito e a John si aggiunsero anche il resto dei familiari, finché Adrian rimase l’ultimo in vita, con tutta la sua famiglia contro che voleva ucciderlo.

Una notte quando tutta la sua famiglia si ripresentò, Adrian cercò di spiegare che era loro figlio e che loro erano diventati spiriti a causa della persona vestita di bianco, ma loro volevano ucciderlo e sostenevano che la sagoma bianca era la persona più buona del mondo.

Purtroppo per Adrian divenne sempre più difficile la sua posizione perché era solo in casa con tutta la famiglia che ogni notte cercava di ucciderlo.

Come per ogni membro della sua famiglia arrivò la sua ultima notte.

La famiglia una notte lo uccise facendolo diventare uno spirito.

Quando si ritrovarono tutti insieme dopo tanto tempo,la sagoma bianca svelò il suo nome: Charlotte e spiegò perché ogni notte uccideva uno della loro famiglia:- Qualche anno fa vivevo sola in questa casa e un assassino mi uccise soffocandomi sotto le coperte e stringendomi una corda attorno al collo,facendo poi un buco sotto il mobile e gettandomi dentro.

Dopo un po’ di tempo mi svegliai e mi accorsi che ero diventata uno spirito.

Da quella notte nessuno si preoccupò più di me e allora decisi di vendicarmi uccidendo tutte le famiglie che sarebbero entrate in questa casa.-

La famiglia a queste parole rimase stupita dalla crudeltà delle persone e in quel momento si accorsero di tutto il male che avevano fatto in quelle notti e decisero che non avrebbero voluto uccidere altre persone.

Così lasciarono sola ancora una volta Charlotte e divennero invulnerabili.

Da quel momento salvaguardarono la vita dei loro cari.

Ambra Cadei

1

 

UN TRAGICO 24 DICEMBRE

Erano le 7:30 del 24 dicembre 1945 e il figlio adottivo della famiglia Anderson, Peter, si stava preparando alla nascita di Gesù con la solita monotona sceneggiata che si ripeteva ogni anno: i regali, gli addobbi, gli amici, i parenti, un ricco banchetto a base di tacchino farcito con castagne, anatra arrosto, affettati, panettone e altre prelibatezze tipiche della cena della Vigilia di Natale, consumate come vuole la tradizione in compagnia di amici conoscenti, parenti ma anche indigenti che, approfittando della gentilezza di alcune famiglie, mangiavano volentieri con i commensali che, certe volte, scambiavano anche qualche battuta amichevole con loro per farli sentir a proprio agio.

Quella vigilia, secondo Peter, non era la solita di ogni anno.

Era diversa: niente abete, niente addobbi, niente cena, niente regali, niente amici e parenti.

La casa era completamente spoglia e, agli occhi di Peter risultava un cimitero abbandonato da anni.

Peter poteva percepire nell’aria, quasi fosse un oggetto concreto, la tristezza, la solitudine, la paura.

Improvvisamente sentì le gambe mancargli e il sangue gelarsi nelle vene.

Dinanzi a lui apparve il cadavere della madre ancora sanguinante appeso alla parete con dei vecchi chiodi arrugginiti e il corpo di suo padre completamente insanguinato che penzolava dal soffitto come fosse uno straccio di carne umana a brandelli, fradicio di sangue, in attesa di asciugare.

Il ragazzo ricordò le visioni di creature demoniache nei recenti sogni. Esse gli intimavano di stare molto attento perché un potente malocchio sarebbe ricaduto su di lui e la sua famiglia, ma che il ragazzo aveva definito ingenuamente: “ Il solito incubo quotidiano.”

Da quel giorno in poi la vita di Peter fu profondamente segnata da incubi, incertezze, persino apparizioni di creature sovrumane, indemoniate, mostruose che l’ avrebbero condotto e torturato nelle viscere più profonde dell’Inferno e il suo cadavere sarebbe stato estratto dalla tomba e utilizzato per riti satanici.

Queste erano le frasi citate dal demonio, questa era le verità indiscutibile che Peter non volle mai ammettere e che lo portò fino all’Inferno.

Aronne Bellini

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Chi è Amleto?

Carlo era un ragazzo come gli altri, amava stare all’aria aperta e soprattutto divertirsi con il suo gatto Amleto .

Un giorno il ragazzo andò a cercare il gatto, ma non lo trovò, allora decise di andare dalla madre a riferirle l’accaduto, la mamma lo tranquillizzò dicendogli che sarebbe tornato da solo bastava solo aspettare.

Passarono due giorni e il gatto non era ancora tornato; al terzo giorno Carlo sentì graffiare alla porta, andò ad aprire e si ritrovò Amleto davanti, ma c’era qualcosa che non andava, il gatto era ricoperto da una sostanza blu e appiccicosa.

Il ragazzo lo prese e andò a lavarlo.

Carlo prima di andare a letto andò da Amleto per accarezzarlo e nel toccarlo si accorse che il micio stava perdendo il pelo, ma ci chiuse sopra un occhio.

Il giorno dopo Carlo si accorse che il gatto stava perdendo i denti e subito dopo qualche giorno gli crebbero più affilati.

Passò una settimana e Amleto era praticamente tramutato in un altro essere: artigli affilatissimi, denti aguzzi, aveva un piccola peluria che lo ricopriva ed infine, la cosa più ripugnante, la colonna vertebrale molto incurvata… era diventato un mostro!

Il ragazzo allora decise di portarlo dal veterinario, ma appena si avvicinava Amleto cominciava a soffiagli contro e a graffiarlo.

La cosa più spaventosa avvenne il terzo giorno, era notte Carlo stava dormendo quando all’improvviso sentì un urlo terrificante provenire dalla camera dei genitori, allora accese le luci e corse fino alla fonte del suono; aprì la porta lentamente, accese le luci e … quella cosa non l’ avrebbe mai voluta vedere, un lago di sangue a terra, i genitori morti, ma chi poteva essere il colpevole?

Carlo cercò di non piangere dalla disperazione e, in preda all’ansia, cercò degli indizi. Sentì l’armadio cigolare, si avvicinò impaurito cercando di capire chi fosse, l’aprì di scatto, vide Amleto che si stava divorando un pezzo delle vittime.

Il gatto si accorse di essere stato scoperto e allora saltò in faccia al ragazzo, che cominciò a urlare in preda al dolore e al panico, le unghie del gatto erano ormai penetrate nella carne e per Carlo non c’era più via d’uscita.

Solo qualche secondo prima aveva capito che era stato il suo amato animaletto e la colpa era di quella sostanza blu.

 

IL MISTERO DELLE TRE DI NOTTE

Emily è a casa sua con la sua migliore amica, Kate; i suoi genitori sono fuori casa.

Le due ragazze vanno in camera e iniziano a parlare e a divertirsi; a un tratto la porta cigola e si apre lentamente…

Le due amiche non danno troppo peso a quel fatto e corrono a chiudere la porta.

Dopo alcuni minuti la finestra, prima chiusa, si apre di colpo, le ragazze spaventate dal rumore urlano e si nascondono dietro all’armadio.

Quando si rendono conto di quanto è successo decidono di uscire dalla camera e di andare in cucina perchè avevano fame, ma un rumore le fa sobbalzare…

Il telefono squilla, erano i genitori di Emily:”Questa sera faremo molto tardi quindi iniziate a mangiare e poi andate a dormire e per qualsiasi cosa chiamateci”

“Ok”risponde Emily:”Divertitevi “.

Le due ragazze decidono di uscire a mangiare, restano fuori fino a tarda sera.

La serata è trascorsa piacevolmente e le due ragazze si sono divertite molto,al ritorno però hanno la sensazione di essere seguite da qualcuno e di sentire dei passi dietro di loro.

Così le ragazze decidono di aumentare il passo, ma anche i passi della figura che le seguiva acceleravano.

Iniziano così a correre e dopo alcuni minuti arrivano a casa e si chiudono dentro per restare al sicuro.

Decidono di chiedere l’aiuto dei genitori, ma il telefono è scarico,allora prendono il telefono fisso,ma d’un tratto salta la corrente e la luce scompare, le due ragazze vedono una sagoma cupa e sfocata nel buio e poco dopo hanno la sensazione di avere qualcuno dietro di loro.

Corrono a prendere la pila in cucina, ma la porta si chiude e rimangono bloccate,decidono di accendere la pila ma puntandola contro il muro vedono l’ombra di tre persone, ma loro erano solo in due…forse quella era la stessa sagoma che avevano visto prima in salotto e che le aveva seguite fino a casa e forse la stessa sagoma che aveva fatto aprire la finestra e che aveva fatto cigolare la porta.

Le ragazze spaventate urlano ma a un tratto non hanno più la voce, come se qualcuno gli impedisse di aprire la bocca.

Forzano la serratura e finalmente riescono ad aprire la porta, sono terrorizzate, la luce non è ancora tornata e le porte sono tutte chiuse, così decidono di rimanere sveglie ad aspettare i genitori.

Ma sono talmente stanche che si addormentano. Alle tre qualcosa sveglia le due ragazze,l’orologio nella cameretta di Emily è fermo alle ore 3 e così anche tutti gli altri orologi.

I genitori di Emily non sono ancora tornati e le ragazze sentono ancora come una presenza accanto a loro.

Erano paralizzate dalla paura, ma poco dopo non riescono più a muoversi totalmente.

Le ragazze infatti vedono ancora la sagoma,ma questa volta appare anche la scritta “E’ arrivato il vostro momento” e le due amiche cadono a terra insanguinate.

Quando i genitori tornano a casa e trovano i corpi delle ragazze defunte, disperati denunciano l’accaduto alla polizia, ma non si sa niente della morte, si sa solo che ritrovando i vecchi racconti delle altre famiglie vissute in quella casa è risultato che in ogni famiglia moriva almeno un membro, in situazioni non chiarite.

Così quella casa viene sequestrata per evitare la morte di altre persone.

Nessuno sa in che modo siano morte le ragazze, ma quel caso è stato chiuso perchè nessuno ha più avuto il coraggio di investigare, si sa solo che due giorni dopo sono morti anche i genitori delle ragazze.

Alice Morotti 

8

Una serata terrificante

Ero a una festa con i miei amici, a casa mia.

Era quasi notte e stavamo giocando a carte, i miei genitori già dormivano.

Chiesi a un mio amico se poteva andare a prendere delle bibite, ma non sapeva dove erano quindi andai con lui. -Giunti vicino al frigorifero sentii uno strano rumore.

Salimmo e non trovammo più il nostro amico che era rimasto solo.

Svegliammo i nostri genitori per chiedere loro se ci aiutavano a cercarlo, risposero di sì.

Cercammo in tutta la casa, poi scendemmo in cantina con una torcia, ma non trovammo niente. Quando stavamo per uscire si spense la torcia e sentimmo una risata. A un tratto percepimmo una presenza e una voce familiare, era il nostro amico incatenato.

Nell’oscurità un essere basso e rapido tentò di ucciderci, ma noi svelti riuscimmo a scappare.

Chiamammo la polizia. Una volta entrati nella cantina i poliziotti non uscirono più tranne uno, il quale ci disse che il nostro amico era morto. Il poliziotto ferito a morte stramazzò a terra ed esalò l’ultimo respiro.

Nessuno si avvicinò più alla casa maledetta e non si scoprì mai la verità.

Cristian Tonelli

 

NON DORMIRE DURANTE IL FILM

Jhon era andato al cinema STONE GRAVE a vedere un film con i suoi amici .

Durante la proiezione si addormentò profondamente, ma nessuno si preoccupò di svegliarlo. Passò qualche ora e si svegliò tutto solo, al buio, terrorizzato e infreddolito.

A un certo punto si accese lo schermo della sala con l’audio a tutto volume: era un film horror con creature spaventose e terrificanti; la situazione divenne più drammatica quando dallo schermo uscirono tutte le creature del film.

Jhon cercò di scappare dal cinema ma era tutto chiuso; si nascose sotto li sedili per non farsi vedere dai mostri. Uno di questi assomigliava a un vampiro ma era molto peloso e basso, aveva occhi rosso sangue, lunghi artigli tutti pieni di terra.

Era rimasto sotto i sedili tanto tempo fino a quando non sentì un rumore come di chiavi ,subito si alzò e andò all’entrata e vide una figura sinistra avvicinarsi a lui.

Era una guardia che gli chiese cosa ci facesse nel cinema nell’ora di chiusura. Jhon rispose che si era addormentato e che era stato inseguito da un mostro. La guardia fece una risatina e telefonò ai suoi genitori che andarono subito a riprenderlo.

Jhon dormì sereno nel suo letto, senza incubi… almeno fino film successivo.

Laura Bellini

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Una notte da incubo

Jason era un bravissimo studente delle medie, un ragazzo alto, con i capelli neri, gli occhi verdi e delle buffe lentiggini, che aveva dovuto trasferirsi a Black city. Ovviamente aveva anche cambiato scuola e il primo giorno si era già trovato un nuovo amico: il suo nome era Roland, un bel ragazzo, con i capelli biondi e gli occhi azzurri, proprio il contrario di Jason.

Jason eccelleva in tutte le materie, ma era un po’ in difficoltà con l’italiano.

Durante una lezione vide che la professoressa Morrison, dopo aver consegnato le verifiche, aveva i canini molto appuntiti. Jason si insospettì, ma pensò che lei i denti li avesse così naturali, ma abbassando lo sguardo vide sulla sua verifica di italiano delle macchie rosse; pensava fossero segni di inchiostro rosso, perché aveva fatto tanti errori, ma non era affatto così… Quando suonò la campanella andò in bagno e quando arrivò alla porta vide dei pezzi di benda. Le seguì e arrivò in un luogo dentro la scuola molto buio e umido. C’era una porta altissima, con tanto di muschio. La aprì e scoprì da dove venivano i pezzi di benda: erano del bidello Jack. Jason si avvicinò a lui, pensando che si fosse fatto male, ma qualcuno accese la luce ed era proprio Jack, completamente avvolto da bende! Jason urlò e andò in fondo alla stanza dove c’era un armadio, ma dentro c’era la professoressa Morrison che dormiva a testa in giù… finalmente capì il perché dei canini appuntiti e delle macchie rosse sulla verifica…la professoressa era un vampiro! Urlò ancora di più, quasi fino a perdere la voce, andò verso l’uscita della scuola correndo più forte che poteva e li trovò Roland.

Era contentissimo,perché era il suo migliore amico e lo poteva aiutare. Ma Jason si accorse che Roland aveva le orecchie appuntite ed era ricoperto di pelo, lui si girò verso Jason e lo guardò con uno sguardo agghiacciante: i suoi occhi erano cambiati dal celeste al rosso. Jason allora si spaventò così tanto che sfondò la porta, prese la sua bici e pedalò più veloce che poteva verso casa. Finalmente pensava di essere al sicuro. Entrò di corsa in casa, ma vide che i suoi genitori avevano le occhiaie e parlavano in modo incomprensibile, inoltre i loro vestiti erano tutti sporchi e strappati. Essi si girarono verso di lui e avanzarono piano piano; intanto anche Roland ,la prof. Morrison e Jack erano arrivati e lo stavano circondando. Jason non sapeva più che fare: era in preda al panico, pensava al sangue sulla verifica, alle occhiaie dei genitori e alla mummia che aveva sempre pulito i bagni della scuola, ma sopratutto pensava che Roland era un licantropo e lui non se ne era accorto per tutto questo tempo. Aveva più paura che mai, così tanta paura che svenne.

Quando riprese conoscenza era in ospedale, perché aveva sbattuto la testa. Si ritrovò davanti al letto i suoi genitori e Roland. Chiese loro cosa fosse successo, anche se si ricordava che erano tutti mostri e chiese spiegazioni. Loro risposero che non erano affatto dei mostri. Jason rifletté un attimo, poi si ricordò perché era in ospedale: era notte e aveva fatto un brutto sogno, quindi si era alzato di soprassalto ed era caduto sbattendo forte la testa. Era tutto un sogno, una cosa che non era mai successa… Allora Jason si tranquillizzò e parlò un po’ con Roland, mentre i suoi genitori parlavano con i dottori per sapere quando Jason sarebbe potuto ritornare a casa.

Edoardo Zucchetti

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