Pagelle: gioie e dolori

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4 marzo 2017 di donablogger

Di Ornella Lazzari /

Da alcuni anni i genitori accedono ai documenti di valutazione in modo autonomo. Non appena le funzioni sul sito della scuola si aprono…Padri e madri digitano login e utilizzano le password più disparate per visualizzare e stampare le pagelle dei propri figli. Poi iniziano gli scambi di opinioni…voti_pagella

Le linee telefoniche divengono roventi. “Cosa è quell’otto? Ma non aveva preso tutti nove? Ma il vicino di banco, con gli stessi errori, chissà se avrà avuto il medesimo voto?! Un sette? Ossignur! Cosa non va nel mio bambino? Devo mandarlo a lezione?”

In questi giorni in classe con i miei alunni abbiamo riflettuto sul significato reale del voto, per fugare le ansie pre-pagella; ne sono uscite frasi interessanti (come sempre accade quando si ascoltano veramente i bambini) che hanno messo in evidenza quanto, in materia di valutazione, tutti dobbiamo compiere ancora una lunga strada. Infatti permane la forte difficoltà a trasmettere (più alle famiglie che ai bambini) il valore della valutazione quando questa viene effettuata, con la consapevolezza di quanto sia un compito delicato definire, con la sintesi estrema di un numero, un traguardo più o meno raggiunto. Valutare è certamente la parte più delicata e difficile del fare scuola; intorno a questo punto si scatenano discussioni e forti confronti fra i docenti, che devono imparare a cercare una linea comune nel definire il concetto di valutazione nella sua complessità. Valutare presuppone il mediare, confrontandoli, un insieme di fattori che definiscono la vita scolastica di un alunno; verifiche e valutazione non coincidono necessariamente, poiché le prime sono solo una parte del complesso sistema valutativo; la verifica valuta un apprendimento legato ad una performance in uno specifico settore disciplinare; viene utilizzata dai docenti per comprendere se la classe che si ha di fronte abbia o meno raggiunto gli obiettivi che si sono programmati in quella specifica unità di apprendimento; un risultato della verifica porta il docente a intraprendere un’attività di feedback sulle proprie scelte didattiche, a considerarne altre, ad adeguarsi maggiormente all’alunno considerando, in alcuni casi, la possibilità di personalizzare il percorso didattico al fine di rispondere allo stile cognitivo di quello specifico bambino. La valutazione globale però tiene conto di diversi fattori: l’impegno, la costanza, l’autonomia, la capacità di costruire positive relazioni nel gruppo  (perché non s’impara da soli)…

Certo è che di fronte ad un voto negativo, se non ben gestito, si scatenano una serie di dinamiche relazionali tra scuola e famiglia, che portano ad incomprensioni e malumori: i docenti si chiedono in cosa abbiano sbagliato; i bambini si preoccupano di cosa diranno mamma e papà, e le famiglie in genere imboccano due vie: o attribuiscono ai docenti varie incapacità o si preoccupano che il proprio figlio abbia chissà quali difficoltà! In entrambi i casi la strada migliore resta quella del confronto diretto con la scuola; i docenti NON amano dare voti con valenza negativa, sanno che ciò li porta ad avere relazioni “complicate” con le famiglie e questo non aiuta a sviluppare un clima sereno nella classe; in realtà una valutazione negativa rappresenta una spada di Damocle per gli insegnanti… Tutti vorremmo essere apprezzati e risulta più semplice chiudere gli occhi di fronte ad un disagio! Ma risolvere una difficoltà senza compiere scelte sarebbe davvero poco serio per la scuola che è, innanzitutto, un luogo dove si cresce e si fa educazione.

Forse, l’ho ribadito più volte, i docenti dovrebbero comunicare maggiormente quanto un voto non sia una valutazione del bambino nella sua complessa personalità, ma un giudizio sul percorso educativo didattico che in quel momento l’alunno sta compiendo; è il bambino il vero unico soggetto educativo della scuola e tutto ciò che si realizza lo deve vedere al centro dei nostri pensieri e dei nostri sforzi didattici.

Mi permetto infine una sola personale divergenza con il Legislatore: ha così senso incanalare un processo come l’apprendimento nelle briglie rigide di un voto numerico?

Come è possibile in una struttura scolastica che deve essere flessibile, così da lasciare lo spazio al racconto di tutte le personalità, che non si trovi un sistema di valutazione che permetta a tutti di riconoscersi, senza doversi nascondere nei propri limiti e nelle proprie grandezze?

In attesa di altre riforme…

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