Senza antologia, con i libri

3 settembre 2018 di donablogger

di Vincenzo Sciacca//

Quest’anno le classi terze della secondaria del nostro istituto rinunciano ai brani antologici e leggono integralmente quattro libri, due romanzi e due fumetti: La fattoria degli animali di Orwell, Il sergente nella neve di Rigoni Stern, Cronache di Gerusalemme di Delisle e Maus di Spiegelman.

 

Attorno a questi titoli si lavorerà con materiali (presentazioni introduttive, laboratori di scrittura, approfondimenti storici) prodotti da Elena Valaperta e dal sottoscritto, raccolti in quattro padlet raggiungibili dalla colonna laterale del donadoniblog.

I “brani” non scompariranno del tutto dalle nostre programmazioni, dal momento che la lettura integrale delle quattro opere sarà accompagnata da una serie di letture “secondarie” (recensioni, interviste rilasciate dagli autori et similia).

Le ragioni che stanno dietro questa scelta didattica, che ad alcuni probabilmente apparirà drastica, si dicono in breve.

La comprensione reale ed approfondita di un testo necessita di tempi distesi e di una esplorazione il più possibile attenta e completa dell’universo creato dall’autore. È inoltre necessario che quell’universo susciti interesse, almeno in qualche misura, altrimenti la lettura degenera in inutile supplizio, fatica bruta, gratuito cimento da secchioni.  Queste condizioni (tempi distesi, esplorazione approfondita di un universo, interesse) difficilmente possono essere garantite dalla lettura di un “brano”, ossia di un frammento di testo che, per quanto “ben scelto”, risulta sempre difficile da contestualizzare adeguatamente, anche perché il brano successivo attende già impaziente alla porta e guarda nervosamente l’orologio. Con i brani non si esplorano universi, al massimo li si lambisce  frettolosamente, e facilmente si sprofonda nella noia.

È per questo che vogliamo provare a mettere nelle mani dei nostri ragazzi dei libri veri, da leggere per intero.

 

Con l’antologia accantoniamo anche gli esercizi “a crocette” e a cloze, sbrigativi e quasi sempre inadeguati, per lasciare spazio a forme di riflessione sul testo all’apparenza un po’ attempate e, in epoca INVALSI, cadute in un certo discredito, ma a nostro avviso ancora efficaci ed anzi insostituibili: il riassunto e il commento.

Certo, le antologie sono comode e sanno come blandirci, come conquistare la nostra gratitudine. Per esempio, facendoci da badanti con le voluminose guide didattiche che le corredano, nelle quali si trovano abnormi programmazioni già compilate, tutte le soluzioni degli esercizi, verifiche precotte e, secondo una disdicevole moda che sta prendendo sempre più piede, anche scalette dettagliatissime della lezione: l’insegnante prima legga questo, poi ponga alla classe queste domande, poi mostri alla LIM questa immagine, poi lasci dieci minuti di tempo per la discussione, infine assegni per casa l’esercizio di pag. 241. E se volessi soffiarmi il naso, c’è nella guida una pagina che mi spieghi come devo fare?

Ecco: tra i motivi accessori che ci spingono a optare per la lettura integrale di alcuni libri, c’è anche l’insolente pretesa delle antologie di sostituirsi in toto all’insegnante.

Andrà bene? Andrà male? Che si ottengano risultati inferiori a quelli, in verità alquanto modesti, che otteniamo con la lettura dei brani affastellati dentro questa o quell’altra antologia, mi sembra improbabile. E comunque, per un bilancio, che sarà onesto, bisognerà attendere la fine di quest’anno scolastico.

Dell’antologia in adozione continueremo ad usare soltanto il volumetto relativo alla letteratura italiana, naturalmente integrandolo, secondo l’estro e le esigenze didattiche, con materiali di vario genere.

Suppongo che, al più tardi l’anno prossimo, quell’incallita sperimentatrice della profe Valaperta mi proporrà di fare a meno anche di questo volumetto. Io ci penserò su per tre o quattro lunghissimi secondi, e poi le risponderò con il solito “va bene”.

 

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