Barbari o germani?

26 marzo 2019 di donablogger

di Vincenzo Sciacca.

I barbari: tribù dall’identità aperta e fluida, segnata anche da una forte componente romana.

Avvio con queste noterelle una rubrica di “aggiornamento” sul medioevo, per focalizzare l’attenzione su acquisizioni storiche che, per quanto abbiano sulle spalle già vari decenni e siano ormai condivise dalla maggior parte degli studiosi, stentano a entrare (o non entrano affatto) nei nostri manuali di storia medievale. 

Alla fine del IV secolo gli unni dilagano in Asia centrale, seminando panico e distruzione e spingendo molti popoli a riversarsi nei territori dell’Impero Romano d’Occidente. Questi popoli venivano chiamati “barbari” dai romani. Il termine indicava in modo spregiativo coloro che non parlavano latino, ma lingue oscure che all’orecchio dei romani suonavano goffe e ridicole (“bar bar” è un’espressione onomatopeica che indica il balbettio).

Nei manuali di storia medioevale per la scuola media i barbari sono in genere chiamati, con termine “politicamente corretto” ma storiograficamente poco valido, “germani”. In realtà questi popoli non avevano un’identità unica: si trattava di tribù diverse che a volte si mescolavano tra loro, altre volte si combattevano ferocemente, altre volte ancora non avevano mai sentito parlare le une delle altre. L’identità etnica di tali tribù era aperta e in fieri, attraverso un processo che gli studiosi chiamano “etnogenesi” e che non dipendeva soltanto dalla nascita e dai legami biologici ma anche dagli elementi culturali che via via venivano assimilati.

Nessuno dei cosiddetti “germani” considerava tale se stesso. Il termine era stato in effetti inventato dai romani. Tacito sosteneva che esso indicasse originariamente una tribù gallica stanziata nel Belgio, della quale però non sappiamo niente. Il nome a poco a poco, per arbitraria sineddoche, prese a indicare tutti i popoli a nord del Danubio, secondo una modalità tipica dei romani, che erano soliti raggruppare sotto lo stesso nome popoli diversi.

Il termine “germani” appare quindi poco aderente alla realtà storica perché, nato per indicare un popolo forse mai esistito o comunque totalmente avvolto nell’oscurità, è stato poi esteso a una congerie di tribù barbariche suggerendo l’idea, sbagliata ma molto cara al nazionalismo tedesco, che si trattasse di una realtà etnicamente e culturalmente omogenea, di un “popolo” unico diviso in tante tribù.

Visto che i barbari non si sentivano e non erano certo appartenenti ad un’unica etnia, e meno che mai appartenevano ad una “etnia dei germani”, è preferibile chiamarli, senza paura di sporcarsi la lingua, proprio “barbari”, dando al termine semplicemente il senso di “non romani” e privandolo di qualunque sfumatura negativa.

Si veda a riprova il caso dei goti. Il nucleo originario di questo popolo proveniva probabilmente dalla Svezia. All’inizio si trattava quindi di “germani” nel senso vago ed etnicamente “debole” che abbiamo chiarito (ossia nel senso di “popolo che abita a nord del Danubio”). Nel corso del II secolo i goti si andarono però spostando verso l’Asia centrale, fondendosi con varie tribù, molte delle quali daciche, e si stanziarono infine sul Mar Nero, dove si si mescolarono con altre tribù iraniche perdendo definitivamente la loro connotazione etnica originaria. I romani stessi li chiamavano sciti, e a volte li confondevano con i geti (popolo insediato nell’area dei Carpazi), senza distinguerli più da quei barbari ben poco germanici che popolavano un’area vastissima, dalle sponde occidentali del Mar Nero al Lago d’Aral e oltre. Le più evidenti caratteristiche etniche dei goti erano quindi fluidità e rimescolamento, che generavano un magmatico insieme di elementi etnico-culturali che si ridefiniva in continuazione.

Infine, bisogna ricordare che alla coagulazione dell’identità etnico-culturale dei barbari non era certo estraneo l’elemento romano, dal momento che quando queste tribù presero a oltrepassare il limes, pretendendo di stanziarsi stabilmente all’interno del territorio dell’Impero, avevano già avuto, a volte da secoli, intensi rapporti con i romani, e si erano evolute insieme a loro.  Il mondo romano e quello barbarico non appaiono più agli storici come realtà separate e contrapposte, ma semplicemente come il centro (ricco) e la periferia (povera) dello stesso impero. Le terre periferiche dei barbari erano collegate a quelle del centro, dalle quali traevano ricchezze, simboli di status e religione (cattolicesimo e arianesimo), ed era lì, nelle zone periferiche e di contatto segnate dal limes, che si formavano, sotto l’influenza politica e culturale dei romani, quelle tribù che poi avrebbero invaso il centro. In questo senso si spiega la celebre e provocatoria affermazione di Patrick Geary: “Il mondo germanico fu forse la più grande e duratura creazione del genio politico e militare romano”.

Per accostarsi alla questione

Si può partire dalla lettura del cap. 3 di Storia medievale di Massimo Montanari (Laterza 2002), intitolato “Le invasioni e i regni romano barbarici”, continuare con la voce “Etnogenesi” di Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Etnogenesi) e con questa interessante sintesi, dalla quale ho abbondantemente attinto, di Giuseppe Gasparri: http://www.rmoa.unina.it/1960/1/RM-Gasparri-Tardoantico.pdf

Per approfondire

Walter Pohl, Le origini etniche dell’Europa. Barbari e romani tra antichità e medioevo, Roma, Viella, 2000.

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