TALKING TO THE FUTURE

29 marzo 2019 di donablogger

di Sara Romoli//

Mi capita spesso di incontrare diversi ex alunni. Quasi tutti mi ripetono la stessa cosa: gli anni delle medie li hanno seppelliti da qualche parte nella scatola dei ricordi, forse sotto la foto scattata nel cortile, quella della terza media, quella con le immancabili firme dietro. Sul coperchio della scatola, ci hanno innestato le piante di una giovinezza che ha finalmente messo d’accordo forma interiore e forma esteriore.

Per il resto, sembrano essere tre anni che attraversano il cielo della loro preadolescenza come un meteorite. Non ne rimane traccia. D’altronde, a pensarci bene, non è così assurdo che si voglia rimuovere un periodo in cui si passa alla velocità della luce dall’essere bambini ad un qualcosa che bambino non è più, ma non è ancora neanche adulto.

Eppure, è in questo strano, strambo, sofferto periodo della vita di ognuno che davvero prendiamo forma, e non solo fisicamente, grazie anche alle esperienze che facciamo, a scuola e fuori da scuola. E’ un periodo a cui forse bisogna dare la giusta riconoscenza, a cui volgere il pensiero ora con tenerezza, ora con il sorriso, a cui comunque guardare, di tanto in tanto.

Avevo questo in mente quando ho pensato allo School Cam Project: dare un volto a qualcosa che i ragazzi tendono a dimenticare. Volevo mettere un bandierina sulla linea del tempo della loro vita. L’occasione me l’ha data l’allora 1°D: una classe molto empatica, dall’anima teatrale. Ho voluto scommettere, e ho messo alla prova non solo loro ma anche me. Il progetto consisteva in una sceneggiatura spalmata sui tre anni, in cui i ragazzini di prima avrebbero dovuto dialogare con loro stessi in terza. Quello che abbiamo realizzato nella classe prima con grandi entusiasmi e curiosità, avrebbe visto la luce solo l’ultimo anno. Dovevamo aspettare, insieme. Le immagini di quei ragazzini hanno sonnecchiato a lungo in un file prima di essere chiamate al loro compito: cercare di dare un senso a tutto quanto, chiudere finalmente il cerchio per riempire di significato un triennio che, una volta grandi, potrebbe perdersi nell’oscurità di una scatola di scarpe piena di fotografie.

TALKING TO THE FUTURE è nato con questo obiettivo.

Per capire su quale strada percorrere il nostro cammino, non bisogna mai dimenticare da dove siamo venuti.

Buona visione ai ragazzi di oggi e agli adulti di domani.

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