Our thoughts on Banksy’s artwork in the West Bank

12 maggio 2019 di donablogger

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Il progetto “Our thoughts on Banksy’s artwork in the West Bank” nasce con la benedizione del protagonista, a cui abbiamo scritto per chiedere il permesso di utilizzare le immagini da lui pubblicate sul suo sito ufficiale. Un modo efficace per sensibilizzare gli studenti al rispetto del copyright che ha avuto un esito insperato… l’artista – o chi per lui – ci ha risposto il giorno seguente alla nostra richiesta, concedendoci il permesso!

Re: Permission to use images for didactic purpose faq<faq@banksy.co.uk>(faq@banksy.co.uk) 10/9/2018 16:52 A  evapicco@libero.it     Hi Eva,  We can permit this    FAQ faq@banksy.co.uk 
Instagram     …On 9 Sep 2018, at 20:28, evapicco@libero.it wrote: Hello, I’m a teacher and I’m writing to ask for the permission to use images copied from the official website to work with my students. We are going to write comments on the graffiti, that my students love, and put them on the blog of our school. The use is absolutely non-commercial. I look forward to your authorization. Kindest regards Eva Picco  

Inizia un percorso alla scoperta  del fervido artista Banksy e dei suoi graffiti, taglienti  e sovversivi, capolavori di ironia ed irriverenza che raccontano e denunciano ciò che siamo: persone manipolate dai mass media, inaridite dalla dipendenza dal cellulare, flagellate dalla guerra o dalla libertà negata, omologati dal consumismo, deturpate dall’inquinamento.

Il nostro viaggio nel poliedrico mondo di Banksy ci conduce fino a Milano, al Mudec, per poter gustare dal vivo la sua opera…un vortice di sollecitazioni e provocazioni!

Abbiamo modo di constatare quanto sia potente l’arte, che ci regala squarci di bellezza  o  ci spinge nelle paludi delle piccole e grandi miserie umane, che ci consola o ci stimola a riflettere, talvolta ci punta un inquisitorio dito contro e ci trafigge.

Ci soffermiamo sugli interventi dell’artista nella West Bank. I suoi graffiti sul muro che divide Israele dalla Cisgiordania, parlano di sogni infranti, di bambini che rivendicano il loro diritto di essere tali, di madri disperate. I suoi graffiti tratteggiano brecce in un muro che non dà scampo, alto, grigio, minaccioso, aprono finestre su spazi irraggiungibili. I suoi graffiti non riescono ad abbatterlo, ma vi puntano i riflettori contro, ci costringono a guardarlo, in tutta la sua arroganza e spietatezza, ci mostrano quanto sia ingiusto.

Il nostro sguardo si posa su quei graffiti e così ve li raccontiamo.

Eva Picco

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